Fin dal 12.000-6000 A.C l'uomo agricoltore si affidò spesso al gatto come
guardiano di casa e cacciatore di animali nocivi.
E' datato tra il 8300 e il 8000 A.C. il primo scheletro di gatto rinvenuto in una tomba a Cipro sepolto
assieme al suo padrone a testimonianza del rapporto stretto ed intenso esistente tra i due già molti secoli fa.
Se inizialmente è stato apprezzato per le grosse capacità di difendere i roditori, in Egitto viene amato a tal
punto da essere venerato come sacro e la divinità femminile Bastet rappresentata con il corpo di donna e la
testa di gatto, simbolo della vita della fecondità e della maturità. Inoltre quando i felini morivano venivano
imbalsamati e sepolti con ogni onore.
Anche Maometto possedeva un gatto in nome Muezza, e si narra che un
giorno essa sonnecchiasse accanto al profeta ed egli per alzarsi preferì tagliare il lenzuolo piuttosto che
svegliare l'animale.
I primi acquirenti furono i Greci, i quali capirono che l'animale era utile a cacciare i topi e identificarono la dea Bastet con la loro dea piu' popolare, Artemide, protettrice di partorienti ed infanti ma nota soprattutto come Signora degli Animali.
Anche i Romani apprezzarono il felino per la sua aggressività e la sua grossa mole. Fu il simbolo di potenza, vincitore sui piccoli animali ma con un carattere indipendente e per la quale era difficile avvicinarsi con amore. La sua diffusione in tutta Europa è stata resa possibile grazie ai Romani che lo portavano con se' nelle loro conquiste. Il culto del gatto sacro fu introdotto dall'impero Romano con la dea Iside. Infatti in ogni città c'era un tempio dedicato alla dea e in una di queste fu rinvenuta una statua che raffigurava una piccola gatta (oggi sul cornicione di Palazzo Grazioli in Via della Gatta a Roma).
Il Medioevo è il periodo più nero anche per i gatti, infatti la loro sacralità lascia il posto agli aspetti negativi per le loro abitudini notturne e furono associati ben presto con le streghe, gli eretici e il maligno. Durante la caccia alle streghe il gatto nero fu paragonato come la reincarnazione di Satana fu bruciato assieme a loro.
Nel Rinascimento il felino fu rivalutato e nelle corti di tutta Europa e nei dipinti fu molte volte immortalato
insieme alle dame e ai potenti. Alla morte venivano costruite tombe e venivano commissionati epitaffi o sonetti.
Durante l'Ottocento furono organizzate le prime mostre feline e venivano definite le razze standard.
Nel Novecento emblematici sono i gatti di Roma: furono alimentati a spese del Comune con razioni di trippa.
Oggi i gatti di Roma sono divenuti un'istituzione, amati come quelli egizi, accuditi in colonie feline con
devozione dalle famose ''gattare'', che ogni giorno mettono a disposizione il loro tempo e la loro passione
per la rituale offerta di cibo.
La stessa affettuosa devozione che il gatto merita e riceve da milioni di persone nel mondo, in quanto
incarnazione di nuovi valori, simbolo di libertà ed autonomia.
Fonti:
amicimiao |
figliedellaluna