Conosci i gatti

Descrizione

In generale

Il gatto domestico (Felis silvestris catus) è un mammifero carnivoro di piccola taglia della famiglia dei felidi (genere Felis).
Si può trovare allo stato selvatico (ne esistono ancora diverse specie), ma prevalentemente vive nell’ambito domestico e spesso ha ruolo di animale da affezione. La sua temperatura corporea oscilla fra i 38 e i 38,5 gradi centigradi; la frequenza respiratoria normale è di 10/20 respiri al minuto e quella cardiaca di 110/140 battiti al minuto. Il suo corpo è agile, flessibile e massiccio, tale da consentirgli di camminare in modo silenziosissimo e di spiccare grandi salti; le sue unghie retrattili (più precisamente protrattili, dato che nella condizione ordinaria di riposo si trovano nascoste e sono estratte solo all’occorrenza) gli permettono di arrampicarsi con grande agilità Il gatto ha una coda ed è dotato di un’eccellente vista grazie alla quale può vedere in condizione di scarsissima luminosità grazie al tapetum lucidum, situato nella retina e riflettente la luce che entra nell’occhio se è buio. Percepisce la profondità e l’estensione delle cose per merito della sua visione binoculare, mentre di giorno la sua vista perde alcune potenzialità. Ha una forte percezione del movimento, ma non distingue bene i dettagli; inoltre si ritiene che distingua una parte dei colori, anche se non riesce ad individuare il colore dei dettagli minuti, come la maggior parte dei mammiferi. Il suo udito è molto sensibile: infatti riesce a captare rumori molto diversi e distanti ed anche alcune fasce di ultrasuoni; al contrario, percepisce male i toni bassi.
Anche l’olfatto del gatto è altamente sviluppato: il maschio riesce a sentire l’odore della femmina a centinaia di metri di distanza.
Ha un senso del gusto molto sviluppato grazie al quale può percepire una minima variazione nel sapore dell’acqua. Poco valutabili dal gatto sono i sapori dolci. La sua lingua è coperta da piccole papille che la rendono molto ruvida, e gli permettono di snodare il pelo durante la sua toelettatura (salvo casi particolari, i gatti si ”lavano” ogni giorno) e di raschiare la carne dalle ossa.
I baffi di questo felino sono chiamati vibrisse, molto importanti per la sua stabilità e per percepire gli ostacoli; è anche grazie ad esse che riesce ad orientarsi nel buio più assoluto. Un altro utilizzo delle vibrisse è quello di riuscire a percepire le dimensioni dei piccoli spazi.

Riproduzione

La gatta diventa fertile, normalmente, dopo i sei mesi di vita. Essendo un animale poliestrale stagionale l’estro si manifesta più volte l’anno, con variabilità in base al fotoperiodo e all’età dell’animale, in Italia nel periodo gennaio – settembre e ad intervalli di circa un mese o meno.
Gli accoppiamenti della gatta, ognuno della durata di pochi secondi, possono essere molto numerosi nel periodo dell’estro (eventualmente con più maschi diversi quando disponibili). La gatta è caratterizzata da un’ovulazione indotta dal coito, il che garantisce del resto la certezza della fecondazione.
La gestazione dura circa sessanta giorni. Il numero dei cuccioli nati è molto variabile ma in genere va da 2 a 5, minore nelle primipare.
La gatta gestante sceglie con molta cura il luogo del parto, preferendo luoghi sicuri e, frequentemente, nascosti. I neonati vengono alla luce uno alla volta, ad intervalli di alcuni minuti, in genere avvolti nella placenta che la madre stessa provvede ad aprire ed ingerire.
Dopo una settimana o poco più gli occhi dei cuccioli si aprono, e in poco tempo si sviluppano tutte le altre capacità. Lo svezzamento inizia verso la terza settimana. Raggiungono la dentizione permanente all’età di sei mesi.
Il gatto maschio raggiunge la maturità sessuale a 6 – 8 mesi.

Il pelo

I gatti prediligono posti alti, come ad esempio alberi, che utilizzano anche come via di fuga da eventuali pericoli Il colore del pelo è molto vario; pare che in origine fosse di colore grigio-marrone tigrato in modo da potersi mimetizzare durante la caccia, ma ora con la domesticazione se ne trovano con pelo di tutte le tonalità e di varie lunghezze.
Il pelo assolve ad una funzione importantissima di termoregolazione, dal momento che il gatto è uno degli animali con il più elevato rapporto fra superficie epidermica e peso, essendo perciò esposto al rischio di una notevole dispersione termica. Le contorsionistiche e minuziose manovre di toelettatura hanno perciò il compito di preservare, attraverso l’azione orientante e la pulizia (eventuali elementi estranei potrebbero infatti aprire ”spifferi”), la compattezza del pelo come protezione dal freddo. Ma la stessa operazione è anche un espediente per proteggersi dal calore: leccandosi infatti il gatto si inumidisce il pelo con la saliva, che evaporando lo rinfresca.

Perdita del pelo

Di norma i gatti perdono il pelo per effetto della muta, un fenomeno assolutamente normale che si verifica di solito all’inizio della stagione calda ma, specie in città, può avere un ciclo molto irregolare. Quando però la perdita di pelo si prolunga eccessivamente, e soprattutto il pelo non viene rimpiazzato velocemente lasciando intravedere chiazze ”spelate”, si può essere in presenza di dermatite, alopecia, parassiti od altre situazioni patologiche, che richiedono il pronto intervento del veterinario.

Durata della vita

Sebbene la durata media della vita di un gatto sia influenzata da moltissimi fattori, essa si aggira mediamente intorno ai 14 anni, con punte che superano ampiamente i 20-25 anni[3]. La condizione di randagismo è considerata un fattore negativo, specialmente in considerazione di rischi di malnutrizione e di maggiore esposizione ai parassiti ed a fattori patologici in genere.

Come comunica

Per comunicare il gatto miagola, soffia, ringhia, lecca, fa le fusa. In questo modo esprime sofferenza, gioia, necessità o altri stati d’animo.
Soffia quando è aggressivo e per spaventare potenziali nemici (anche altri gatti); miagola quando è insoddisfatto o per esprimere dolore, quando si accoppia o durante il calore, o semplicemente per ”dialogare” con il proprio padrone (in questo caso esprime un desiderio di riconoscimento da parte dell’uomo); fa le fusa, principalmente, quando è contento ed appagato o per incoraggiarsi in un momento di pericolo.
In fase di aggressività, specialmente nel rapporto con altri gatti (e talvolta durante la cattura del topo), il gatto può emettere un ringhio di tonalità molto bassa e profonda, considerato l’ultimo avviso prima dell’attacco.
I gatti sono spesso fonte di ispirazione per lavori artistici.

La comunicazione

Non comunica solo con la voce, ma anche con il muso, sfregandolo contro chi gli è vicino in segno di amicizia (la raggiunta amicizia fra due gatti si ratifica con una sorta di bacio fra i rispettivi musi); le femmine usano strofinare un lato del collo su oggetti o sulle gambe dell’uomo, ma il gesto corrisponde solo ad una marcatura del territorio che va letta come una manifestazione di possessività esclusiva nei confronti del padrone (così che altri gatti non abbiano ad avvicinarglisi, ciò che invece fanno con anche maggior coraggio proprio per il principio della sovrapposizione delle marcature).
Quando è spaventato o aggressivo tira indietro le orecchie e tende i baffi; solleva la coda in atto di saluto oppure comunica con il corpo rizzando il pelo quando è spaventato o vuole incutere paura.
La coda ritta (con la sola punta piegata da un lato) è indice di benessere, di piacere. La coda agitata ritmicamente, talvolta sbattuta con una certa forza da un lato all’altro, è indice invece di un certo nervosismo pronto a trasformarsi in aggressività; ma va detto che lo stesso movimento è usato dalla madre per fornire un primo ”giocattolo” sui generis ai cuccioli, trasmettendo loro l’istinto ad aver curiosità per le cose lungiformi in moto (per un certo tempo infatti, almeno sino allo svezzamento, la madre sopporta che la coda sia ”catturata”, anche con unghie e denti, dai figli).
Il gatto inoltre, in determinate occasioni, usa leccare altri esseri viventi. Oltre alla madre che lecca i cuccioli per stimolare dall’esterno l’avvio di alcune funzioni biologiche (ad esempio escretorie), per insegnare loro la cura del pelo e per trasmettere loro i connotati olfattivi della ”famiglia”, il gatto può leccare anche l’uomo con cui sia in confidenza. Diverse ipotesi sono state avanzate dagli etologi circa questa condotta, ma non si è raggiunta una certezza univoca. Si è notato come l’azione del leccare concluda invariabilmente ciascun insegnamento impartito dalla madre ai cuccioli e si è supposto che il messaggio trasmesso sia una rassicurazione (ad esempio durante l’addestramento al combattimento) che l’eventuale sorprendente dinamicità dei giochi non abbia escluso il cucciolo dalla ”famiglia” riconosciuta. Un eventuale messaggio di ”permanenza” nella sfera affettiva potrebbe perciò, a detta di alcuni comportamentalisti, spiegare la leccatura dell’uomo, massimamente effettuata dalle femmine.
Dall’uso materno del leccare i cuccioli, per ricordo assimilato ad istinto, il gatto deriva il piacere di essere accarezzato dall’uomo.
Ogni gatto è capace di sviluppare nel corso dei suoi primi anni una vera e propria ”personalità”, facoltà che lo rende un apprezzato animale di compagnia. Sebbene molti suoi comportamenti siano poi antropizzati, e quindi considerati in termini squisitamente umani, è bene comunque tenere a mente che un gatto, in genere, non ragiona come noi.

Alimentazione del gatto

Il gatto domestico è spesso nutrito con gli avanzi dei pasti o con mangimi appositi, ma quando si presenta l’occasione, può diventare un ottimo predatore. Le sue prede abituali sono uccelli (passeri, fringuelli e colombi in particolare), topi, che cattura con un balzo, e spesso anche insetti (mosche, ragni, moscerini). Non disdegna neanche le lucertole ma a volte, specie se parzialmente rinselvatichito, uccide persino conigli, gallinacei, maialini o uccelli palustri. Riesce anche a pescare pesci o rane. Esistono casi di gatti che riescono a sopraffare vipere o colubri. Per variare, a volte cattura cavallette o chiocciole. Insomma, è un cacciatore completo. Mangia soprattutto le parti più tenere della preda. Il gatto ha un’alimentazione molto varia ed è per questo che riesce a sopravvivere quasi ovunque.
È assolutamente vietato dare al gatto ed al cane il cioccolato: La teobromina infatti non è metabolizzata da quasi nessuna specie di animale domestico ed è quindi tossica per loro.

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